La Storia

Le origini dell’uomo in Lucania risalgono al Paleolitico, di cui sono riconoscibili tracce databili tra 600 e 200 mila anni fa.
Tali testimonianze, unitamente al successivo sviluppo dei villaggi neolitici della Murgia materna e del medio Ofanto (VI - III millennio a.C), alle tante attestazioni dell’età dei Metalli, mostrano anche in Basilicata la presenza continua delle più antiche culture umane

Le colonie greche di Siris - Herakleia nella odierna Policoro (link alla pagina di dettaglio appena verrà definita) e di Metaponto (link alla pagina di dettaglio appena verrà definita) tra VI e III secolo a.C. rappresentano un importante riferimento per le genti italiche del territorio, grazie alle imponenti manifestazioni urbanistiche, allo sfruttamento agricolo organizzato e alle diverse forme di artigianato artistico.

Nel corso del V secolo a.C. nella Basilicata interna si traccia l’arrivo di popolazioni di stirpe osco-sannitica (Lucani) in grado di contrapporsi fin da subito alle realtà politiche del mondo greco. Lucani e Greci sono stati entrambi sottomessi al dominio di Roma nel 298 a.C.

Dopo la caduta dell’Impero Romano nei secoli che vanno dal V all’VIII d.C. si conosce poco della storia della Basilicata.
Di sicuro si sa che la malaria spopolò i centri della pianura, spingendo gli abitanti in pochi borghi posti in luoghi montuosi ed impervi e si sa che nell’VIII secolo cominciano a giungere in Lucania, dall’Oriente, i Bizantini.

Nel secolo XI sopraggiungono anche in Basilicata i Normanni che, in guerra contro i Bizantini, si impadroniscono in breve tempo di numerosi centri.
Se i Normanni portano qualche beneficio alla regione (costruzione di castelli imponenti come quello di Melfi e Miglionico, di cattedrali come S. Maria d’Anglona, ecc..), danno però inizio al Feudalesimo, sistema politico che ha alimentato il latifondismo

 

Nel secolo XVI Francesi e Spagnoli si contendono con lunghe guerre il dominio dell’Italia.
La vittoria degli Spagnoli dà inizio ad un lungo e duro periodo per le genti d’Italia e quindi anche della Basilicata.
In questo periodo, per di più, si fanno frequenti, con saccheggi e distruzioni, le incursioni dei musulmani. 

Morto nel 1701 Carlo II di Spagna senza eredi scoppiano fra le potenze europee grandi guerre e rivalità e l’Italia meridionale diventa oggetto di contesa. Salgono al trono di Napoli nuovi sovrani : i Borboni.
Nel 1789 scoppia a Parigi la Rivoluzione Francese, le nuove idee si diffondono anche in Basilicata, suscitando speranze ed entusiasmi specialmente fra gli intellettuali ed i borghesi.
Al ritorno dei Borboni vengono impiccati i patrioti rivoluzionari.
I martiri lucani di quel periodo furono otto, fra cui il grande giurista e letterato Mario Pagano, che aveva preso parte in modo attivo al governo della Repubblica Partenopea. 

Dal 1821 al 1848 i Lucani partecipano a tutti i moti rivoluzionari.
Nel 1860 sbarca dalla Sicilia nella penisola Giuseppe Garibaldi e la Basilicata, guidata dall’esempio di Potenza, non attende neppure l’arrivo dell’eroe dei due mondi per proclamare, nell’Agosto del 1860, la propria annessione al nuovo regno d’Italia.
Rimasto irrisolto il problema della terra, si apre ancora una volta il vuoto innanzi alle richieste di quella parte della società che tanto aveva contribuito all’Unità d’Italia : il popolo resta escluso dal programma di rinascita dello Stato Nazionale e questo determina l’esplodere della guerriglia contadina e del brigantaggio.

In Basilicata il brigantaggio elegge il suo capo in Carmine Donatello Crocco di Rionero in Vulture (link alla pagina di dettaglio appena verrà definita).  Alla sua banda si aggiungono ben presto quelle di Giuseppe Nicola Summa detto Ninco Nanco di Avigliano; di Pasquale Biscione, detto Fedele, brigante potentino il cui cadavere viene esposto in Piazza del Sedile, e quelle di moltissimi altri. I briganti rendono tanti boschi lucani la loro inespugnabile fortezza: sono ricordati rifugi nei boschi di Monticchio (link alla pagina di dettaglio appena verrà definita), sul Vulture (link alla pagina di dettaglio appena verrà definita), ma anche nei paesi e alla periferia della città, spesso sostenuti dagli stessi abitanti dei luoghi dove si stabiliscono.

La sconfitta di Crocco da parte degli eserciti piemontesi segna la fine del brigantaggio in Basilicata, anche se la leggenda popolare lo fa sopravvivere per molti anni ancora.

Una legge speciale del ministro Zanardelli, successiva ad un viaggio da lui compiuto in Basilicata nel 1902, prevede di bonificare la pianura costiera e di creare le infrastrutture necessarie (strade, ferrovie) per rompere l’isolamento della regione e di iniziare a programmare un nuovo sviluppo.

Trascorreranno molti anni prima dell’applicazione di questa legge, durante i quali non si attenua lo stato di emarginazione della regione che negli anni Quaranta vive ancora l’arcaicità di modelli secolari.
Alla fine degli anni 40 e negli anni 50 nei territori della pianura costiera in parte bonificata, la riforma agraria determina una radicale trasformazione nell'organizzazione del territorio con l’affidamento di migliaia di ettari definitivamente bonificati e in quote di limitata estensione a piccoli proprietari terrieri.

Solo dopo gli anni ’80 si hanno dei veri insediamenti industriali e si tenta una ripresa economica.
Il 23 novembre 1980 la Basilicata  è sconvolta da un grave terremoto che colpisce buona parte del territorio regionale.

Nel terzo millennio, la storia in questa regione è come se si fosse fermata, infatti l'emigrazione, la mancanza di infrastrutture e la debolezza economica sono sempre forti.






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